Utopia – Storia e teoria di un’esperienza politica
I cicli di lezioni si tengono ogni anno, in autunno, e sono normalmente articolati in programmi di conferenze lezioni pubbliche. L’attenzione è focalizzata su un tema che, anche grazie agli apporti della ricerca storica, viene affrontato da prospettive differenti per approccio e metodologia. Filosofia, sociologia, antropologia offrono strumenti di interpretazione capaci di superare i luoghi comuni e di proporre elementi di riflessione sui temi critici della nostra contemporaneità, in particolare attraverso l’analisi delle trasformazioni delle pratiche sociali e della sfera pubblica.
PROGRAMMA
venerdì 07 ottobre 2011 ore 17.30
L’azione innovativa
L’animale umano e la logica del cambiamento
Paolo Virno
Professore di Filosofia del linguaggio – Università di Roma Tre
mercoledì 12 ottobre 2011 ore 17.30
Tra passato e futuro
Realismo e utopia nella cultura del Rinascimento
Michele Ciliberto
Professore di Storia della filosofia – Scuola Normale Superiore di Pisa
venerdì 21 ottobre 2011 ore 17.30
Progresso
Progetti di una società migliore tra illuminismo e marxismo
Alberto Burgio
Professore di Storia della filosofia – Università di Bologna
venerdì 04 novembre 2011 ore 17.30
Contro l’utopia
Le ragioni della libertà
Dario Antiseri
Professore di Metodologia delle scienze sociali – Università LUISS di Roma
venerdì 11 novembre 2011 ore 17.30
Utopie e distopie
Immagini del futuro nella letteratura moderna
Antonello La Vergata
Professore di Storia della filosofia – Università di Modena e Reggio Emilia
venerdì 18 novembre 2011 ore 17.30
Il reale e il possibile
L’immaginazione letteraria e la pluralità dei mondi
Gabriella Turnaturi
Professoressa di Sociologia – Università di Bologna
venerdì 02 dicembre 2011 ore 17.30
Le utopie degli altri
I diritti umani nelle culture non occidentali
Marcello Flores
Professore di Storia contemporanea – Università di Siena
NOTE SUL CICLO
Luogo ideale, eppure inesistente o impossibile, l’utopia rappresenta l’essenza della cultura moderna, nel suo sforzo verso l’emancipazione dell’individuo dai legami tradizionali e la realizzazione di una società garante di giustizia e libertà. In quanto comunità ideale, l’utopia si contrappone a una realtà storica degradata, proponendo un progetto meditato e razionale di società giusta in cui bisogni individuali e beni collettivi, aspirazioni private e scopi pubblici possano trovare una logica e armonica compenetrazione, tanto da giungere a costruire un «paradiso in terra», secolarizzato nella pura immanenza. In questa prospettiva il carattere “desiderante” e “immaginario” dell’utopia rimanda a una concezione “aperta” dell’agire individuale e sociale, arricchita dalla dimensione della possibilità e della libertà, contro ogni immagine dell’esistente cristallizzata in una concezione chiusa e determinata della realtà, considerata al di là di ogni possibile valutazione critica. Ecco dunque il motivo per cui l’idea di utopia – sia essa un progetto di legislazione sociale o un viaggio immaginario, un laboratorio di esperienze o un modello di sovranità – si accompagna alla concezione moderna dell’homo faber che considera la «vita in comune» come un compito poietico da ordinare e razionalizzare secondo un progetto dato a priori e controllabile, secondo un’immagine fissata in una rappresentazione mentale. Dell’utopia esiste però anche un’altra faccia. Proprio come è avvenuto anche per altri aspetti della cultura moderna (tra cui l’eguaglianza e la tecnica), i progetti utopici di emancipazione possono rovesciarsi nel loro esatto opposto, cioè in vere e proprie distopie caratterizzate da elementi totalitari, soprattutto nei casi in cui lo sguardo utopico sia inteso meccanicisticamente in vista di una compiuta omologazione culturale. Nell’immagine della comunità ideale, infatti, il dissenso è bandito in linea di principio: ciò che è perfetto, dunque non perfettibile, non ammette discussioni, non «diviene», bensì «è», autosufficiente e assoluto. In una completa eterogenesi dei fini, il desiderio utopico si trasforma dunque in un universo reificato, statico e definitivo che – sognando di risolvere “tecnicamente” i conflitti sociali – realizza il progresso storico-sociale determinando però, allo stesso tempo, la sua crisi irreversibile, tanto che l’impossibilità dell’utopia diventa una virtù politica, e non un difetto.
Proprio a partire dalla constatazione di questa intrinseca ambiguità, con il programma su “Utopia” il Centro Culturale della Fondazione San Carlo mira a riconsiderare il ruolo dell’immaginazione politica per la definizione di nuove linee di sviluppo delle società occidentali, troppo spesso concentrate solo sulla stabilizzazione della realtà esistente, giustificata anche da un punto di vista ideologico. Il percorso muoverà dalla ricostruzione delle principali teorie filosofiche sull’idea di utopia nelle varie fasi storiche della civiltà occidentale (dal Rinascimento all’Illuminismo, dal movimento socialista alle culture liberali), fino a giungere all’analisi delle trasformazioni delle pratiche sociali e della sfera pubblica legate alle nuove forme di vita sociale che costringono a ripensare radicalmente sia categorie di taglio sociologico e politologico (quali legge, diritti, libertà), sia categorie esplicitamente culturali (quali progresso, identità, futuro, immaginazione e contingenza), in modo da analizzare anche il complesso incrocio tra storia e politica, tra filosofia e scienza individuato dal concetto di utopia nella cultura moderna. Il programma intende dunque proporre una riflessione ad ampio raggio – filosofica, politica, sociologica, letteraria e antropologica – sui modelli di pensiero che, attraverso l’immagine della “città ideale”, si propongono di riflettere sulle possibilità del mutamento politico, soprattutto attraverso l’elaborazione di una progettualità politica innovativa e non dogmatica, in grado cioè di sfuggire ai pericoli non solo dell’ideologia (sia rivoluzionaria che conservatrice) ma anche delle derive totalitarie. Con una consapevolezza: che l’utopia – se non vuol trasformarsi nel suo opposto, cioè nell’incubo delle distopie – si delinea nella sua apertura e nella sua incompiutezza, che demistificano la pretesa datità del reale e declinano l’essere come possibilità e contingenza, non come necessità. L’utopia è tale solo se è un’«attesa», cioè una modalità di opporsi alla necessità del mondo.
La partecipazione è libera.
A richiesta si rilasciano attestati di partecipazione. Il ciclo di lezioni gode dell’accredito ministeriale per la formazione del personale della scuola (D.M. 18 luglio 2005).
Le lezioni si tengono presso la Fondazione Collegio San Carlo, via San Carlo 5, Modena, tel. 059.421208, fax 059.421260.
cc@fondazionesancarlo.it
www.fondazionesancarlo.it




